Cara Pandora LeFanfarlo ti scrivono.

Tutto è nato per caso, da una discussione sorta nella chat di LeFanfarlo in cui si faceva riferimento a un ancora ipotetico manifesto di Pandora avvistato nella metro di Milano.
“Sarà un fake, non è possibile!”, questa è stata la prima reazione.
Subito dopo, la nostra Laki Hancock in modalità Mata Hari, nei pressi del Duomo ha scattato la foto che ha fatto il giro del web.
Era tutto vero!
Abbiamo scritto un post su Facebook con la foto del manifesto incriminato e da qui è nato un tam tam di commenti, condivisioni, reazioni che ha sorpreso anche noi e che ha confermato che la gran parte delle persone in fondo condivideva le nostre stesse perplessità.
Il punto è che questa pubblicità gioca in modo assolutamente maldestro con gli stereotipi, risultando alla fine offensiva sia per le donne che per gli uomini: i primi ne vengono fuori come dei tontoloni, incapaci di scegliere il regalo giusto per la propria compagna e con una visione della donna del secolo scorso; alle seconde non rimane che scegliere tra ferri da stiro, grembiuli, pigiami e braccialetti.

Un risultato infelice

Indipendentemente dalla buona o cattiva fede nella costruzione del copy, certo il risultato è stato decisamente infelice: è una spintarella sul gomito dell’italiano medio, un gioco poco originale che pesca in un immaginario troppo vecchio per essere simpatico e non fa altro che lasciare tutti attoniti e con un po’ di amaro in bocca.
L’ironia (e l’autoironia) sono strumenti meravigliosi e potenti, che amiamo alla follia, ma vanno usati nel modo corretto.
Il fatto stesso che questo manifesto sia arrivato alla maggior parte delle persone in modo contrario alla dichiarata intenzione originaria, ci fa capire che è stato concepito male. Non esistono “tabù comunicativi”, esiste solo un modo intelligente di usare un mezzo potente e in grado, se ben usato, di produrre dei veri e propri cambiamenti sociali.

Stereotipi e altre creature

Noi non vediamo un ferro da stiro o un grembiule come simboli del male, ma il fatto che nel nostro paese circa il 50% della popolazione è convinta che gli uomini siano meno adatti delle donne ad occuparsi delle faccende domestiche, ci dà il metro dell’influenza di questi stereotipi. Quindi è comprensibile che questo modo di fare ironia ci faccia accapponare la pelle.

Il punto è che gli stereotipi di genere ci perseguitano da quando eravamo girini. Appena scoperto il nostro sesso, la cameretta dove dormiremo verrà probabilmente tinta di lilla. Riceveremo in dono abitini rosa e bambole. E forse anche un ferro da stiro di plastica. Oppure una cucina. Tutti daranno per scontata una sola modalità di essere donna senza valutare la dimensione individuale.

Veniamo incastrate in un ruolo ancora prima di nascere.

Il valore delle differenze

Le Fanfarlo, come molte donne, sono stanche di sentirsi dire ciò che devono essere o ciò che devono desiderare, perché ognuna di noi è speciale, preziosa e peculiare.

La nostra Ivy La Morgue, ad esempio, ama scalare le montagne. Laki Hancock è bravissima con il computer e lavora in campo informatico. Coco Champagne alleva giovani menti  facendo la maestra. SugarShy Killah colleziona teschi. Lisa Dalla Via adora correre con le auto in pista e così via. Ognuna ha la sua meravigliosa e variopinta peculiarità.

Il nostro genere è solo una parte di noi, ma non ci definisce come persone.

Desiderata

E ora ve lo possiamo dire: sotto l’albero LeFanfarlo vogliono trovare rispetto, libertà e orgasmi multipli.
Basta stereotipi o ironia logora, per piacere. Di regali così ne abbiamo scartati già abbastanza.

 


Le Fanfarlo

Le Fanfarlo

Le fanfarlo è una scuola di burlesque, un gruppo di performer, un blog corale di donne che vivono il burlesque non come fine ma come strumento di empowerment femminile