La stazione come un film: mille volti, mille vite

la stazione come un film

Mi capita spesso, dopo un giretto al mercato in zona stazione Centrale di Milano, quando non sono troppo carica di frutta e verdura, con la scusa di farmi ispirare da qualche libro alla Feltrinelli o andare a recuperare le cialde del caffè allo store, di sedermi sulle sedie fuori dai gate, solo per il gusto di dare un occhio a quelle 320.000 storie.

In stazione si vede ogni genere di viaggiatore. C’è il ritardatario, perennemente di corsa, che con modi non troppo gentili cerca di farsi spazio tra la gente a gomitate. Da non confondere con l’ansioso, che nonostante il largo anticipo con cui arriva in stazione, prende lo stesso a gomitate la gente per arrivare inutilmente primo su un binario senza treno. C’è l’inesperto che non sa bene cosa fare e dove andare e quindi, con gli occhi da cerbiatto, è in cerca di persone pronte ad aiutarlo. E non manca di certo il rilassato, a cui non importa se il suo treno sta per partire, perché al massimo prenderà il successivo. Si distingue bene il pendolare, snellito di ogni sorta di valigia ed armato di santa pazienza per affrontare l’ennesimo treno strapieno, dal “viaggiatore delle festività”, che invece è provvisto di borse, borsettine ed enormi valigie.

Il “viaggiatore delle festività”, molto spesso, è lo studente emigrato in cerca di un futuro migliore, il lavoratore in cerca di fortuna o i genitori e i parenti di queste due categorie di migranti che vanno incontro ai propri cari.
Io appartengo a quest’ultima categoria, soprattutto per via delle mie valigie che amo definire “casse da morto”, per via delle dimensioni e del peso specifico.
So bene che rischio di rimetterci una spalla, ma non riesco a lasciare nulla delle prelibatezze fatte in casa che i miei e le mie zie mi regalano; quindi mi carico come un asino.

Tra tutte, la cosa che più mi appassiona guardare nelle stazioni, ci sono i saluti della partenza e i saluti dell’arrivo.
Ce ne sono di ogni genere.
Dai saluti professionali con fredde strette di mano, agli abbracci calorosi di chi si vuole bene.
Abbracci di chi non vuole lasciare andare, abbracci di chi finalmente incontra, abbracci veloci, abbracci impacciati e timorosi e poi ci sono i baci, quelli appassionati tra gli amanti, i baci dolci per i figli, i baci furtivi, quelli rubati.

Tra viaggi di svago e viaggi della speranza, tra saluti fra amanti e conoscenti, la stazione per me è teatro di strazianti arrivederci e palcoscenico di felicitanti reunion.
Mi sembra di vedere tanti piccoli cortometraggi, tante piccole commedie che hanno il potere di rilassarmi.
E mi perdo a immaginare mille storie per i mille volti che attraversando questo luogo, a suo modo, onirico.