Maternità e lavoro: si può fare (senza superpoteri)!

maternità e lavoro

Sono una donna e ho deciso che, nella mia vita, voglio avere una famiglia.

Entrata nel mio 30° anno di età, sento il desiderio di maternità sempre più forte: lo sento come MIO desiderio di donna, di vita, bussa forte e mi dice “dai che sei pronta!” e lo avverto anche e soprattutto grazie al fatto che ho accanto la persona che desidero condivida il mio patrimonio genetico con la mia futura figlia (perché dev’essere femmina, ovviamente).

Questa mia scelta può essere o meno condivisibile, può essere o meno la normalità, fatto sta che è e resta una MIA decisione.

Ci sono donne che non sentono la maternità come parte del loro essere, non sentono il bisogno di mettere al mondo una creatura e ritengo anche questa una libera scelta personale di vita: non è un problema, non è anormalità.

Così come credo che quelle che decidono di far figli non siano più donne delle precedenti:  diventare madre non significa essere più donna.

Mi capita di sentire parlare donne che hanno anteposto la propria carriera alla famiglia e, al contrario, molte altre che hanno abbandonato il proprio lavoro per dedicarsi anima e corpo a quest’ultima; ma la maggior parte delle mamme riescono a dividersi tra i due ruoli senza per questo togliere troppo né ad uno né all’altro.

Insomma, delle Wonder Woman che tra 4/8 ore di lavoro, i compiti, il calcetto, le lavatrici e le cene riescono a portare avanti la propria vita.

Ritengo che ognuna di queste scelte abbia comportato del tempo, delle riflessioni e considerazioni anche e soprattutto economiche.

Le donne che si dedicano al lavoro con dei figli a casa, lo fanno spesso perché non possono permettersi di non ricevere uno stipendio a fine mese, ma lo fanno anche per non perdere la propria integrità, la propria indipendenza ed il proprio IO.

Le donne che si dedicano alla casa e ai figli non lo fanno tutte perché “possono permetterselo” ma ci sono casi in cui rinunciare il lavoro significa risparmiare (lo stipendio a volte non copre le spese di viaggio e baby sitter) oppure perché semplicemente un lavoro non c’è.

Qualsiasi sia la tua situazione, se sei o non sei dentro a questa serie di classificazioni, non puoi rimanere indifferente alle affermazioni contenute in un articolo scritto dal “signor” Feltri Vittorio, niente popò di meno che il direttore della testata Libero, che sul suo giornale scrive il 21 Gennaio le sue considerazioni in merito ai compensi delle donne-madri.

In qualità di DONNA, indipendentemente o meno dal mio desiderio di maternità, mi sento profondamente offesa e schifata da quanto pubblicato.

Riporto alcuni punti interessanti per chi non avesse la voglia di leggersi l’articolo (non vi biasimo!):

Purtroppo però succede che le ragazze, a un certo punto della vita, si sposino e mettano al mondo dei figli, pertanto rimangano a casa in maternità.

…è assurdo asserire che le signore guadagnino di meno, semmai lavorano di meno ed è normale  che abbiano una busta paga più magra.

Non esiste soluzione per una parificazione degli emolumenti (…) La natura non è democratica, lo vogliamo capire oppure no?

Le donne che pretendono di avere lo stesso stipendio degli uomini hanno una sola via d’uscita: evitino di sposarsi e di diventare madri ad ogni costo (…)

E con questo mi fermo, perché credo sia sufficiente a far girare lo stomaco (e sono educata) ad ogni donna e, mi auguro, a diversi uomini.

Riporto anche un simpatico commento letto sotto l’articolo in questione:

Feltri, vuole far adirare le femministe? Non sa che sono molto allergiche al buon senso?

Non mi ritengo una “veterofemminista integralista” e di allergie ne ho tante: in particolare quella alla STUPIDITA’ umana.

Quindi, cari i miei “feltri”: se avete un cervello, e non lo utilizzate, se avete delle dita, e le usate malamente, se avete studiato, praticato sport, sfoggiato abiti e accessori, se RESPIRATE non è solo grazie al singolo spermatozoo che ha (purtroppo) vinto una gara, ma perché c’è stata una DONNA che vi ha portati in grembo per 9 mesi, che vi ha cresciuto e ha fatto una serie di sacrifici di cui non potete immaginare la grandezza.

Grandezza probabilmente paragonabile alla vastità del CAXXO che ce ne frega delle vostre ridicole considerazioni.


Kiki Chocolat

Kiki Chocolat

Una donna fatta di sarcasmo, sorrisi, libertà, sensualità. Sulla soglia dei temuti 30, questa donna ha deciso di scegliersi. La “brava ragazza”, incredibilmente insicura, timida, amante delle fragole, dei libri e della Disney, inizia il suo percorso alla ricerca “dell’autostima perduta”, ricominciando da se stessa, con l’aiuto di un nuovo luccicante universo: il Burlesque. Diva per una canzone, Pulcina per la vita.