Storie della buonanotte per bambine ribelli

Dopo lo straordinario successo di “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, è in arrivo il secondo volume dei racconti di vita vera di donne che hanno fatto la storia.

Anche questa volta le autrici, Elena Favilli e Francesca Cavallo, hanno puntato sul crowdfunding su Kickstarter per finanziare il loro ambizioso progetto (che ha già racconto migliaia di dollari di consensi), arricchendolo di ulteriori novità: un podcast a puntate e una mappa per giocare con la provenienza delle singole eroine.

Ho amato il primo volume di “Storie della buonanotte per bambine ribelli”, contagiando di questa passione anche le mie alunne e, insieme, ne abbiamo fatto il pretesto per le nostre chiacchiere sulla parità di genere, argomento che mi sta particolarmente a cuore, da quando, fin da piccola, mi sentivo ripetere: “Non puoi, sei femmina!”.

Quando quella mattina la mia alunna Ludovica è entrata in classe quasi volando, con gli occhi pieni di eccitazione, e ha urlato: “Ho una sorpresa per te!”, ho provato un brivido. Mi sono chiesta: “Chissà cosa si sarà inventata stavolta! Aiuto!”.

Ha spalancato le braccia ed eccolo lì… era arrivato! Lo aspettavamo  con trepidazione da settimane e adesso lo stringeva con forza tra le sue piccole mani: grafica grintosa e colori accesi, come piace a noi, copertina quasi vellutata al tatto, e quel titolo che avevamo ripetuto infinite volte: “Storie della buonanotte per bambine ribelli”.

Finalmente era nostro!

“Storie della buonanotte per bambine ribelli” non è solo una raccolta di storie: è un atto di rivolta. Contro un modo di pensare sessista, sostenuto da fiabe classiche che seducono le bambine con modelli di principesse deboli, in attesa degli slanci eroici dei principi di turno (loro sì, sempre prestanti, coraggiosi, audaci) e dei loro baci magici.

E’ proprio per questo che le mie giovani eroine si sono appassionate: perché hanno voglia di nuovi modelli in cui riconoscersi, di scrollarsi di dosso l’antico (ma purtroppo ancora attuale) stereotipo della donna remissiva, bella per forza, zuccherosa e in perenne attesa del lieto fine ad opera di qualcun altro, preferibilmente di sesso maschile.

Queste non sono storie di principesse indifese, ma di ragazze toste, donne straordinarie che hanno dei sogni e, armate di fiducia in se stesse, combattono per portare avanti le proprie convinzioni, affrontano pregiudizi e stereotipi di genere, affermano la propria personalità e il diritto a essere ciò che desiderano: protagoniste della propria vita.

I nostri intervalli pomeridiani sono diventati il momento tanto atteso del suggestivo “C’era una volta…”, perché è così che inizia ogni storia,  come a ricordare che il passo tra favola e realtà può essere breve. Vicine vicine, parlando sottovoce, come in una riunione di una setta segreta, seguendo il rituale delle mani intorno al libro e risatine di complicità.

“Sognate più in grande, puntate in alto, lottate con più energia” è diventato il nostro mantra, delle mie piccole eroine e di mia figlia, di soli quattro anni, nella speranza che questi racconti siano, per loro, fonte di ispirazione e che queste bambine ribelli possano trovare il proprio obiettivo e perseguirlo con passione, vivendo “in un mondo in cui il genere non determinerà la grandezza dei sogni o le mete che possiamo raggiungere”.

E adesso aspettiamo che Ludovica ci sorprenda ancora, entrando in classe con il secondo volume di un libro che ci ricorda che abbiamo il diritto di essere felici e di vivere la nostra vita con audacia.


Coco Champagne

Coco Champagne

Salentina di nascita, milanese di adozione, Coco Champagne è una paladina della parità di genere. Allenatrice di giovane menti in una scuola primaria, ironica e piena di contraddizioni, è sempre a caccia di nuove sfide e pazzie da sperimentare. Asseconda le proprie molteplici personalità lasciandole libere di esprimersi tra le sue passioni: il vino, che ha imparato a conoscere e amare diventando sommelier; i libri, di cui è un’instancabile divoratrice; i viaggi, soprattuto in Oriente; il burlesque, che ormai è diventato una filosofia di vita. Il suo più grande amore è, però, sua figlia Maddalena, dalla quale ogni giorno impara più di quel che riesce a insegnarle e che, con la spontaneità e la leggerezza tipiche dell’infanzia, è diventata la mascotte di Le Fanfarlo.