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Sono incinta ma non mi sento incinta

Lo scorso 15 luglio ho partecipato al mio secondo shooting con le Fanfarlo.

E’ sempre un’esperienza divertente (e abbastanza massacrante!), tra cambi d’abito, sorrisi all’obiettivo, coccole al trucco e selfie scemi. Quel giorno non ero però particolarmente in forma: ho  affrontato quelle ore supportata dai miei amici Oki e Gaviscon e sono arrivata a sera totalmente devastata.

La mattina dopo, il 16 luglio, alle 7:00 del mattino, ho trovato due belle linee rosa su quel bastoncino chiamato test di gravidanza: sosteneva che ero incinta.

Ho svegliato il mio fidanzato all’alba, sbattendogli letteralmente davanti agli occhi quel piccolo oggetto che ci stava cambiando completamente l’esistenza.

“Sei incinta?!”

Abbiamo riso e ho pianto.

Poi è arrivato il panico: e adesso?!

Abbiamo riflettuto sul fatto che, dopo un solo giorno di ritardo, forse è stato avventato fare il test. Magari si era trattato di un falso positivo.
Per fugare ogni dubbio abbiamo fatto un secondo test il mattino dopo: diversa marca, stesso risultato.

Quindici giorni dopo ho fatto la prima ecografia: c’era una piccola macchiolina scura nel mio utero. La ginecologa l’ha chiamata “camera gestazionale” e la cosa è diventata più reale.

A fine agosto ho fatto la seconda ecografia: dentro di me c’era un essere dalla forma già umana di quasi 3 cm! Con delle microscopiche manine, gambine, e un visino con tanto di naso e bocca. È stato incredibile e assurdo pensare che dentro la mia pancia si stava sviluppando un essere umano che, nelle dimensioni di un fagiolo, era già così vero.

La creatura ad oggi è poco più di 10 cm. A a breve faremo un’altra ecografia (morfologica), in cui vedremo finalmente il sesso (si spera)!
Non voglio in alcun modo sminuire la frase “basta che sia sano”, che è davvero l’unica cosa che conta realmente, ma confesso che io vorrei tanto che fosse femmina!
Così come il mio fidanzato brama il proseguo della stirpe con un bel maschio.

Tutti quelli a cui abbiamo dato la lieta notizia mi chiedono in continuazione “come stai?”. 
Posso rispondere, con mia grande fortuna, che sto benone.
Niente nausee (la nonna sostiene che sia quindi un maschio), niente voglie (non più del solito…), non sono diventata un cane da tartufo sentendo odori strani ovunque e, al momento, solo un episodio di pianto senza senso dovuto agli “ormoni”.

In compenso, ringraziando la mia già naturale abbondante forma fisica, nessun segno evidente che porto in grembo un bambino. Il che mi porta ad invidiare tantissimo tutte quelle ragazze che invece, già dall’inizio del 3° mese, sfoggiano una rotondità ben visibile.

Anche questo non mi aiuta affatto ad avere la piena consapevolezza di ciò che sta realmente accadendo.
Perché, nonostante le ecografie, gli esami e le continue visite, io ancora non mi sento una donna incinta.
Ciò non significa che non mi senta al settimo cielo.  Semplicemente che non mi sembra una cosa che, al momento, sta accadendo realmente a me.
Cioè dico alla gente “sono incinta”, ma mi sembra di parlare di un’altra persona.

“Sono incinta ma non mi sento incinta”.

C’è chi mi dice “è normale” e chi mi guarda come fossi pazza.
La verità è che è il mio percorso, sono i miei 9 mesi e saranno unici sotto ogni aspetto.
Ogni cosa arriverà a suo tempo.

Intanto attendo fiduciosa la comparsa di rotondità più specifiche sul mio corpo e, spero presto, anche qualche segno dall’interno che mi dica “uuhhh guarda che ci sono per davvero, è ora di crederci!”.
(Probabilmente, soprattutto di quest’ultima affermazione, mi pentirò amaramente quando inizierà a succedere).

Al di là di tutto c’è una sola verità: dentro il mio corpo ci sono due cuori che battono.

E questa cosa mi mette i brividi, mi lascia senza fiato, mi fa riflettere su quanto il nostro corpo sia assolutamente incredibile e meraviglioso.

Non so se voglio essere madre

[:it]Non so se voglio essere madre.[:]

Ho trentun’anni, un marito, due gatti, una bella casa e non so se voglio essere madre.

Sono sposata da 411 giorni esatti e ho detto “sì, lo voglio” davanti all’uomo che amo e ad un’eccentrica impiegata comunale incredibilmente somigliante a Stevie Nicks dei Fleetwood Mac.

Non è stato “il giorno più bello”, anzi: praticamente ho messo una firma su un foglio e poi mi sono ritrovata ad essere l’unica vestita di bianco nel mezzo dell’isteria collettiva di un carrozzone pantagruelico.

I miei “giorni più belli” sono stati altri.
Quando abbiamo visto l’Everest per la prima volta, mano nella mano ad oltre 3000 metri ed eravamo sporchi ed esausti e senza fiato ma con quella montagna enorme negli occhi ci siamo sentiti davvero indispensabili l’uno per l’altra; quando ci siamo dati il primo di una lunga serie di baci ed eravamo emozionatissimi e maldestri e non sapevamo dove mettere le due pinte di birra che ostinatamente tenevamo in mano… ecco quando ci siamo sposati davvero.

Il mio matrimonio è stato un giorno come gli altri, forse un filo più incasinato e stancante e pieno ma tuttavia qualcosa, nella percezione che le altre persone hanno di me, da allora dev’essere cambiato.

Da quando ho la fede al dito il mio utero e le mie ovaie sono diventate praticamente delle rockstar, sempre al centro di un’attenzione costante. “Allora, questo bambino?” è la domanda che mi viene posta circa dieci volte al mese da familiari, amici, conoscenti, gente che avrò visto sì e no due volte nella mia vita e di cui a stento riconosco i connotati.

Una sera, durante una cena tra amici, una coetanea già madre mi chiese con un candore davvero spiazzante come mai io non sentissi il bisogno impellente di riprodurmi. “Non lo so” le risposi, “al momento stiamo bene così… non so se voglio essere madre”.
Lo sguardo che mi diede come risposta era un misto di commiserazione e di triste disprezzo. “Ma essere madre è la cosa più bella e naturale del mondo, siamo nate per questo”.

Ogni volta che mi viene chiesto “Allora, questo bambino?”, qualcosa dentro di me si contrae e vorrei a quel punto sedermi e accendere una sigaretta, per spiegare con calma che non so se voglio essere madre, che convivo con un disturbo di personalità per cui potrei effettivamente non essere in grado di prendermi cura di un infante, che al momento ho la testa impegnata in progetti diversi, che vorrei salire sull’Annapurna, che la domanda è indelicata e sottintende il fatto che io sia una donna progettata male, priva dello scopo primigenio e quindi di un fine esistenziale, che preferirei un semplice “come stai?” piuttosto che un quesito così intimo, che una donna ha dentro un mondo, oltre che un apparato riproduttivo e appellarsi alle leggi di natura al giorno d’oggi è mera retorica e che comunque, alla fine, sono solo cazzi miei.

Non so cosa succederà domani, so solo che non so se voglio essere madre. Magari il mio ipotalamo comincerà a sparare ossitocina in giro per il cervello e deciderò di diventare mamma in quindici minuti, oppure no e continuerò a vivere la mia vita come adesso.

Quello che so per certo, tuttavia, è che dovrò continuare a rispondere ad altri del mio utero, quasi fosse una colpa essere ancora “vuota” dopo il matrimonio.
“La natura rifugge il vuoto” diceva Aristotele ma io, di fronte al vostro horror vacui, orgogliosa faccio spallucce. 

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